30/11/2021 / 3 minuti

Flusso di Lavoro Cultipharm

Tempi balsamici

Il tempo balsamico rappresenta il momento in cui la pianta officinale, in natura, riesce ad esprimere la più alta concentrazione di principi attivi. Conoscere i tempi balsamici di ogni varietà di pianta officinale permette di raccoglierla esattamente nel perfetto momento di maturazione, in modo da restituire agli estrattori il miglior prodotto possibile. I tecnici di Cultipharm, dopo attenti studi e sperimentazioni eseguite su diverse piante officinali all’interno di apposite teche, hanno imparato a conoscere alla perfezione i tempi balsamici delle piante in modo da poterle raccogliere al culmine del loro potenziale. Le attente osservazioni dei tecnici Cultipharm hanno permesso di stabilire non solo i giorni più idonei per la raccolta, ma anche gli orari di ogni singola giornata in cui la concentrazione di principio attivo è più sviluppata. Il basilico sacro, per esempio, raggiunge la massima espressione di principi attivi tra le 11 e le 13 del pomeriggio ed è quindi in quell’orario ristretto che va raccolto per mantenere il massimo delle sue qualità. Riuscire a calcolare i tempi balsamici perfetti è ovviamente un vantaggio che pone Cultipharm all’avanguardia rispetto alla coltura in pieno campo che non consente questo tipo di precisione e che può, quindi, generare partite di piante officinali di diversa qualità e dalla discontinua concentrazione di principi attivi. La trasformazione di tali piante in prodotti fitoterapici, cosmetici o medicinali, sarà quindi molto più difficoltosa rispetto alle piante coltivate nel fitotrone Cultipharm, e darà origine a prodotti dalla qualità disomogenea e non certificabile. Col sistema cultipharm, al contrario, si ha sempre il massimo del principio attivo garantito senza bisogno di aggiunte chimiche successive. Conoscere gli esatti tempi balsamici non rappresenta esclusivamente un vantaggio quantitativo, ma anche qualitativo. Determinati prodotti, infatti, possono necessitare di un calibrato mix di principi attivi a diverse concentrazioni e le sperimentazioni Cultipharm consentono una personalizzazione dei tempi balsamici in modo da dare al cliente esattamente quello di cui ha bisogno. Nel caso specifico dello zafferano, ad esempio, è possibile calcolare i tempi di raccolta in modo da calibrare il rapporto tra safranale e crucine presenti nella pianta a seconda delle specifiche necessità del cliente.

 

Residuo zero

Cultipharm lavora costantemente per la ricerca dei perfetti protocolli che consentono l’ottenimento del cosiddetto “residuo zero” all’interno delle proprie coltivazioni nel fitotrone. I botanici che vengono coltivati col sistema Cultipharm, infatti, sono completamente isolati dall’ambiente esterno in modo che nulla possa contaminarne la crescita e pregiudicarne la qualità. Tutto quanto presente all’interno del fitotrone è completamente sterile e l’anticamera stagna presente all’ingresso dell’impianto consente ai tecnici di potersi cambiare come si trattasse di una sala operatoria ospedaliera. I tecnici, bardati di vestiario completamente sterilizzato possono quindi accedere all’area operativa del fitotrone, certi dell’impossibilità di contaminazione delle colture. Azzerando la presenza di residui all’interno del fitotrone si evita l’utilizzo di qualsiasi tipo di pesticida o fungicida. Il prodotto può essere quindi certificato a residuo zero da un apposito ente che si occupa delle verifiche e delle misurazioni del caso. L’attestato dell’ente certificatore, esterno e imparziale, conferisce in tutto e per tutto un grande valore aggiunto al prodotto una volta immesso sul mercato. L’importanza del residuo zero risiede nel fatto che il prodotto finale è completamente incontaminato e non subisce nessuna variazione rispetto alla qualità attesa. L’Unione Europea sta attentamente monitorando la qualità dei prodotti agricoli e sta stabilendo rigidi protocolli rispetto alle sostanze che possono o non possono essere utilizzate in agricoltura. Il coltivatore ha quindi l’interesse che i propri prodotti siano a residuo zero e quindi risultino ampiamente entro le rigide normative europee. Al momento solo Cultipharm, tra tutte le produzioni industriali, è in grado di garantire il residuo zero così come viene comunemente descritto. Ma mentre, solitamente, si considera un prodotto a residuo zero soltanto in riferimento alla presenza di pesticidi e di erbicidi, Cultipharm garantisce anche l’assoluta assenza, dalle proprie coltivazioni, di metalli pesanti quali piombo, arsenico, cadmio, nichel, etc.

 

Consumo dell’acqua.

L’acqua dolce disponibile rappresenta soltanto il 2% del totale dell’acqua presente sul pianeta. Il costante aumento del fabbisogno di questo preziosissimo elemento rende indispensabile razionalizzarne il consumo e soprattutto eliminare gli sprechi. La coltivazione in pieno campo consuma tantissima acqua, che spesso viene dispersa e sprecata, e non viene direttamente coinvolta nella crescita delle piante. All’interno di un fitotrone, quale quello di Cultipharm, l’acqua destinata alla crescita delle piante non viene dissipata e viene gestita con raziocinio per evitare qualsiasi dispersione nell’ambiente. Il ciclo dell’acqua del metodo Cultipharm, preciso e computerizzato, permette di risparmiare il 95% di acqua rispetto al pieno campo. Tutta l’acqua immessa nel circolo viene sempre e costantemente riutilizzata perché le piante sono posizionate in un substrato di fibra di cocco che, oltre a contenere nutrienti naturali e ad essere biodegradabile, trattiene solo la quantità di acqua necessaria al fabbisogno della pianta. Oltre a questo, il substrato non ha alcun problema di smaltimento. Il sistema di fertirrigazione a flusso e reflusso, inoltre, ha il minore impatto ambientale possibile. Questo metodo a caduta fa sì che l’acqua, ricca di elementi nutritivi, venga versata in un bancale posizionato più in alto rispetto agli altri. Le piante contenute nel bancale e sostenute dal substrato naturale, ricevono la soluzione di acqua e nutriente e trattengono solo quanto necessario. Il liquido in eccesso cade via via sui bancali sottostanti. Alla fine del percorso è presente una zona di recupero che consente all’acqua in eccesso di essere riutilizzata, senza alcuno spreco fino all’esaurimento naturale e definitivo. L’acqua recuperata viene eventualmente integrata con i nutrienti che, in seguito ad analisi, risultano essere stati assorbiti dalle piante.

 

Genomica

All’interno del metodo Cultipharm una attenzione particolare viene conferita al mantenimento del genotipo delle piante coltivate. Il genotipo rappresenta infatti il corredo genetico che determina le caratteristiche peculiarità dei botanici quali la tipicità e la carica dei principi attivi. Ogni botanico di qualità deve mantenere in tutto e per tutto le caratteristiche genetiche preselezionate, evitando trasformazioni che possano compromettere tali peculiarità. Diverso da botanico a botanico, il genotipo delle piante coltivate col metodo Cultipharm è controllato e protetto da contaminazioni esterne. Cultipharm gestisce e garantisce l’intera filiera dal seme fino alla raccolta, attraverso la riproduzione della pianta stessa. Solo in questo modo, infatti, è possibile replicare in sicurezza l’espressione delle peculiarità della pianta ciclo dopo ciclo. Cultipharm garantisce costantemente lo stesso patrimonio genetico delle piante, che vengono coltivate in ambiente controllato e costante, eliminando le possibili contaminazioni esterne che sono invece tipiche della coltivazione in campo aperto, dove le ibridazioni sono estremamente frequenti. Le alterazioni del genotipo possono portare a cali dell’espressione di principi attivi o più generalmente cali nella qualità del botanico. Le piante che entrano nel fitotrone Cultipharm vengono dunque preventivamente monitorate al fine di verificarne il fingerprint attraverso tecniche di biologia molecolare nelle quali viene estratto e isolato il DNA del seme o del bulbo, effettuando una successiva amplificazione in specifiche regioni del genoma (definite taxon barcodes) diverse da botanico a botanico. A seconda della tecnica utilizzata il DNA precedentemente ottenuto viene poi sottoposto a corsa elettroforetica o sequenziamento rapido, consentendo l’identificazione biologica del campione attraverso confronto bioinformatico con librerie. In seguito al processo di controllo qualità il seme o il bulbo sono dunque perfettamente indicati a generare una tipologia di pianta selezionata, ogni possibile variante da quanto previsto viene prontamente eliminata al fine di evitare contaminazioni. Mantenendo costanti le pathways metaboliche che determinano la sintesi degli attivi, Il metodo Cultipharm permette di massimizzare, prevedere e mantenere costante il livello di espressione delle molecole caratterizzanti ogni specie di superbotanico.

 

Filiera

Nella normale coltivazione dei superbotanici avvengono molti passaggi che, dalla semina della pianta alla estrazione della tintura madre, possono deteriorare la qualità e la quantità dei principi attivi estratti e influire anche sulle loro corrette proporzioni. Per quanto la pianta possa essere perfetta, nel tempo di attesa dalla sua maturazione, al taglio e all’estrazione, possono intercorrere lassi di tempo consistenti che provocano fenomeni chimici che portano al deterioramento del fitocomplesso. Il controllo della filiera all’interno del fitotrone permette di operare in poche ore dalla raccolta all’estrazione, bloccando e impedendo il deterioramento delle piante. Al contrario, quelle che arrivano dal far east, si deteriorano nel lungo viaggio, sia per i tempi che per le condizioni di trasporto. Un corretto stoccaggio del materiale, protocolli di gestione di prima essicazione e minimo stress della pianta dalla raccolta all’estrazione, sono il marchio di fabbrica Cultipharm capace di dare garanzia di qualità. I protocolli sono Cultipharm sono il frutto di una lunga e continuativa sperimentazione e di continue verifiche e sono rigorosamente tutti standardizzati e garantiti.

ALESSANDRO ALGERI R&D Department Follow on Linkedin
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